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NASCITA E RINASCITA DELL' A.E.A. DI TRIESTE

L'A.E.A., Associazione Esposti Amianto, nasce a Casale Monferrato il 18 marzo del 1989 la sede è quella di Milano via dei Carracci, 2 come è possibile desumere dallo Statuto Sociale stilato dal Notaio Opezzo, e visibile in altra pagina. Un analoga Associazione nasce a Vicenza per il perseguimento degli stessi obiettivi il giorno 16 marzo del 1989 su stimolo di ferrovieri locali la sua ragione sociale è: Associazione Ferrovieri Esposti al Rischio Amianto e delle altre Sostanze Tossiche Nocive, in breve “A.F.E.A.” all'articolo n. 10 del proprio Statuto prevede l'adesione all'A.E.A. di Casale Monferrato, con sede a Milano. L'Atto Costitutivo viene registrato presso l'Ufficio del Registro di Vicenza il 31 marzo 1989 con il n. 2054 e con il cod. fisc. 95016310245. In data 08 maggio 1992, l'A.F.E.A. si trasforma in Associazione Esposti al Rischio Amianto e delle altre Sostanze Tossiche e Nocive del Veneto con una consistenza numerica di 2200 soci aderenti in Regione Veneto. E' sempre nell'anno 1992 viene varata il 27 marzo la Legge n. 257 che in seguito verrà modificata con la Legge n.271 del 05 agosto 1993. In questo periodo (1992) su iniziativa di Carmelo Mandosio dell'A.E.A. di Padova (ormai l'A.E.A. si espande su tutta la penisola), coadiuvato da Duilio Castelli ex dipendente della Fincantieri di Monfalcone e con il supporto tecnico del medico Dott. Prof. Brollo dell'Ospedale locale costituiscono in modo informale la prima A.E.A. della Regione Friuli Venezia Giulia. Questa cittadina sede dei cantieri navali e Trieste come Porto di arrivo e partenza in termini di mortalità e malattie causate dall'Amianto ha pagato e sta tuttora pagando un enorme tributo di vite umane producendo un numero di vedove, orfani e ammalati rilevanti e non quantificabili. Naturalmente di questa situazione la FINCANTIERI cantieri navali e l'E.N.E.L. con la centrale elettrica costruzione in CEMENTO/AMIANTO, ignorano deliberatamente nonostante le numerose denunce, la pericolosità della situazione espositiva degli operai e di conseguenza delle loro famiglie.
Pure l'I.N.A.I.L. per non risarcire, fa orecchie da mercante ignorando e calpestando i più elementari diritti degli operai e dei loro superstiti, per cui ancora oggi invece di risarcire i danni provocati dall'AMIANTO, questo Istituto Assicurativo preferisce che li si faccia causa, tanto il tempo medio della Giustizia in Italia è talmente lungo, che alla fine circa l'80% degli aventi diritto sarà inesorabilmente passato a miglior vita. Così le casse dell'Istituto saranno in grado di sfornare un bilancio in attivo, a scapito però di una campagna di prevenzione e vigilanza sulle persone già considerate e certificate come esposte all'amianto, pertanto ad alto rischio.

Il 1992 è anche l'anno di nascita dell'A.E.A. di Trieste, in quanto sempre su iniziativa di Carmelo Mandosio e Duilio Castelli con l'ausilio di Fulvio Radovini (marittimo scomparso da qualche anno), viene creato un gruppo di circa 100 iscritti per lo più Marittimi e Vigili del Fuoco. Questa forza iniziale non trova riscontro nel contesto cittadino in quanto la mortalità e le malattie per cause correlate all' amianto vengono tenute nascoste in modo da non creare allarmismo tra i vari lavoratori e le loro famiglie, così anche la stampa non è in grado d'informare la popolazione sul rischio effettivo dovuto all'esposizione all'AMIANTO, e così l'A.E.A. si disgrega e purtroppo sparisce. Nel mese di settembre del 1997, stimolati da un gruppo sempre più consistente di vedove di ex colleghi di lavoro, un piccolo gruppo di Portuali Triestini facendo la conta degli scomparsi negli ultimi 7 anni, si accorge di un aumento preoccupante della mortalità di ex colleghi di lavoro causata in maggioranza da tumori ai polmoni, e decide autonomamente (Sindacati, Patronati e forze Politiche chiamati in causa non intendono intervenire) d'indagare in merito e incomincia a raccogliere dati e documenti molto interessanti. Si riesce così ad acquisire una serie di documenti asseritamente dichiarati non più esistenti; e probanti l'intenso traffico di Amianto sbarchi/imbarchi nelle aree Portuali di Trieste per oltre 550.000 (cinquecentocinquantamila) tonnellate di questo materiale killer allo stato puro in un periodo che va dall'anno 1960 fino all'anno 1996. Molti di questi dati, sono stati sostituiti con le sigle n.d. cioè non disponibili, il che fa pensare ad un numero ben più consistente di tonnellate del pericoloso materiale. (Da notare poi che la Legge 257/92 ne proibisce la commercializzazione l'uso e soprattutto la manipolazione in tutte le sue forme). Altre migliaia di tonnellate di prodotti lavorati e composti d'Amianto venivano quotidianamente movimentati, aumentando così l'intensità dell'inquinamento.
I documenti reperiti descrivono: l'origine, i mezzi di trasporto usati, il destino della merce, nonché lo stato degli imballaggi e relative fuoriuscite del contenuto, che a fine sbarco veniva raccolto a mani nude (non si era al corrente della pericolosità) e sbarcato a mezzo di gerle di vimini con ulteriore perdita aerea durante il tragitto fino alla banchina per essere poi immesso in Capannone, carro ferroviario, carro stradale, camion, container o alla rinfusa nei sottoportici all'aperto delle aree Portuali. In alcune lettere di vettura delle F.S. oltre che a precisare che si tratta di Amianto “Cape blù 35” (il più pericoloso per la salute) si avverte che i danni prodotti da eventuali dispersioni durante il trasporto, saranno a totale carico del committente in quanto il materiale è classificato "pericoloso". Nel contempo, questo piccolo ma determinato gruppo di Portuali, ha iniziato delle ricerche in campo medico scientifico, e con l'apporto di valenti medici ed esperti, è riuscito a raccogliere delle importanti documentazioni e statistiche epidemiologiche in correlazione all'esposizione all'Amianto, le frequenze di mortalità che variano da Regione a Regione, ma che inesorabilmente certificano il Friuli Venezia Giulia, come la zona più interessata al triste fenomeno, con la conferma che la situazione degli esposti ed ex, si aggraverà in campo mondiale fino agli anni 2020-2030; dichiarazioni raccolte dagli esperti in materia. Fondamentali sono state pure le notizie e informazioni ricevute dal Parlamento Europeo, inerenti Leggi e disposizioni della C.E.E. risalenti ancora agli anni 1983 e seguenti di cui non si aveva prima notizia.

Il gruppo prende sempre più consistenza e così giovedì 19 marzo del 1998 si decide di costituire in modo autonomo ma informale l'Associazione Esposti Amianto – Regione Friuli Venezia Giulia. Grazie al Circolo Lavoratori del Porto, (a cui va tutta la nostra gratitudine e riconoscenza), otteniamo in uso una saletta, dove incominciamo a raccogliere le adesioni, e iniziamo ad inoltrare le richieste di certificazione di esposizione all'Amianto nei confronti dell'I.N.A.I.L.
Iniziano le prime assemblee con 70-80 persone, non più solo Portuali ,ma anche altre realtà lavorative vi presenziano provenienti da altre province, così il passaparola della gente fa il resto, la nostra serietà ed il nostro impegno per la salvaguardia dei diritti degli esposti ed ex all'Amianto assieme ai loro famigliari, tutelandoli nei confronti dell'I.N.A.I.L., I.N.P.S. ed altri Enti Istituzionali, verso i quali inoltriamo le varie istanze inerenti la L.257/92 e successive modifiche; vengono premiati. Nel mese di marzo del 2000, invitiamo alla nostra Assemblea in Sala "Illiria" della Stazione Marittima di Trieste, il Presidente Vito Totire ed il Segretario Fulvio Aurora dell'A.E.A di Milano, Duilio Castelli Responsabile dell'A.E.A. di Monfalcone, il Dott. Prof. Claudio Bianchi valente anatomopatologo.Sono presenti oltre 500 persone di tutte le categorie lavorative della Regione quali: Portuali, Marittimi, Ferriera, Fincantieri, Raffineria Aquila, Autorità Portuale, Varie ditte di Spedizioni e Facchinaggio operanti nelle aree Portuali, Periti e addetti alla sorveglianza e controllo delle merci, Capi Nave e Capi Linea di Agenzie Marittime, Spedizionieri, Doganieri, Dipendenti della Municipalizzata Acegas, Ex dipendenti della Manifattura Tabacchi, Meccanici manutentori ditte Pubbliche e Private, ex dipendenti di un Grande Magazzino tutto coibentato con amianto spruzzato e per questo motivo chiuso con il licenziamento di tutto il personale nel 1997.
Nell'anno 2000, in seguito all'assemblea del 18 marzo, incomincia il tesseramento e l'adesione all'A.E.A. Nazionale di Milano. A fine anno vi hanno aderito 670 persone di tutte le categorie. Inizia contestualmente, una pressante politica di sensibilizzazione verso i Politici della Regione Friuli Venezia Giulia, affinché venga dato il via alla Legge Regionale sull'Amianto. Dopo numerosi incontri e trattative vengono presentati ben tre Progetti di Legge in proposito, a questo punto, l'A.E.A. di Trieste invita i tre principali estensori dei progetti di Legge il Dottor Gianpiero Fasola (medico), la Dott. Bruna Zorzini-Spetic e il Dott. Roberto Antonaz convincendoli a stilare un P.D.L. unico. In tempi brevi questo viene approvato con un giorno di anticipo sul programma del Consiglio Regionale il giorno 26 luglio 2001. L'anno si chiude con 884 associati.
Sembra fatta, la Legge è all'avanguardia in campo Nazionale, ha ottimi punti programmatici ma non riesce a decollare, tanto che oggi a più di un anno di distanza della sua approvazione, nemmeno un articolo risulta operante o in fase operativa.
Protestiamo in Piazza dell'Unità d'Italia davanti alla locale Prefettura, ed al cospetto del Prefetto Dott. Grimaldi il 22 febbraio 2002, ci sono i media stampa e televisioni, ma nessuno degli Enti chiamati in causa risponde. Decidiamo anche su invito della Regione, a costituirci legalmente per perseguire i nostri scopi, così con sacrifici economici sostenuti dai soli associati, decidiamo di creare uno Statuto Sociale che sia polivalente sul Territorio Regionale – Nazionale ed Internazionale.
Il 28 febbraio 2002 il Notaio Dott. Furio Gelletti ci consegna il documento che subito presentiamo in Regione e presso altri Enti dove siamo accreditati per espletare le pratiche a favore dei nostri associati. Nell'assemblea del 18 luglio 2002, viene deciso di effettuare un sit-in dimostrativo nei confronti dell'I.N.A.I.L. per il giorno 29 luglio. Siamo ricevuti dal Direttore Regionale Dott. Roberto Nardecchia, e apprendiamo che l'Ente funziona con gli Atti d'Indirizzo forniti dal Ministro o Sottosegretario del Lavoro, e non in ottemperanza alle Leggi dello Stato, così creando aggiungiamo noi, disparità di trattamento tra una città e l'altra anche se appartenenti alla stessa Regione, molte volte riconoscendo i benefici ai non esposti a scapito di quanti lo hanno effettivamente subito senza essere stati informati del grave pericolo. Non ci stiamo, protestiamo ed iniziamo la raccolta di Firme per una Petizione da presentare al Presidente del Senato On. Marcello Pera, che sono state consegnate il 19 novembre al Presidente del Senato On. Marcello Pera a Roma da una delegazione dell'A.E.A. di Trieste e altre città.

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